Scoprire la fedeltà di Dio

Arrendersi non è perdere

Ho imparato che arrendersi, nella vita, non è necessariamente qualcosa di negativo. Anzi, ho scoperto che arrendersi richiede forza, umiltà e consapevolezza.

Io sono Erica e vorrei raccontarvi una parte della mia testimonianza.

Sono nata in una famiglia di credenti, cresciuta con valori e insegnamenti biblici e incoraggiata fin da piccola a trovare rifugio in Dio. Eppure, durante le scuole elementari e medie, ho attraversato momenti bui e situazioni difficili. Senza rendermene conto, ho iniziato ad accumulare dentro di me paura e rabbia.

Un cambiamento improvviso

Quando avevo 14 anni, i miei genitori dissero a me e a mio fratello, che allora ne aveva 11, che ci saremmo trasferiti all’estero. All’inizio non realizzai davvero cosa stesse succedendo; ero felice all’idea di un nuovo inizio.

Nonostante tutti questi cambiamenti, ho sempre sentito Dio vicino. Quando Lo cercavo, ma anche quando non lo facevo, sapevo di non essere sola.

Una scelta consapevole… e l’inizio della battaglia

A 16 anni, quasi 17, decisi di battezzarmi in acqua, consapevole che Gesù fosse morto anche per me e che fosse il mio Salvatore. Fu una scelta sincera, presa con convinzione.

Dopo qualche mese, però, iniziò una battaglia interiore. Diventai consapevole delle emozioni che avevo represso negli anni precedenti e del motivo per cui lo avevo fatto. In un attimo, tutto sembrava crollare. Io stavo crollando.

Iniziai ad avere pensieri negativi. Mi svegliavo ogni mattina piangendo e andavo a letto piangendo. Non volevo più sentirmi così.

Una sera andai dal Signore e Gli dissi: “Io so che Tu ci sei, però così non voglio più stare.” In quell’istante sentii una pace profonda invadermi. Rimasi sorpresa: non riuscivo più a piangere. Fu lì che compresi davvero che Dio c’era per me e che vedeva ogni parte di me.

Una promessa a cui aggrapparmi

C’è un versetto che mi ha accompagnata in tutto questo percorso, si trova in Esodo14:14: «Il Signore combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli».

Una promessa e, allo stesso tempo, un invito che Dio mi ricordava ogni giorno: Lui combatte per me e io posso riposare in questa certezza.

Anni di lotta e fedeltà di Dio

Il cammino da quel giorno fino a oggi non è stato sempre semplice. Ho vissuto anni come intrappolata in un loop, uno schema che si ripeteva ciclicamente, in cui il nemico si approfittava del mio senso di colpa per cercare di trascinarmi a sé.

Ho dovuto imparare cosa significa combattere: andare contro la mia carne, contro i pensieri sbagliati, contro ciò che il nemico metteva davanti a me. Non sempre sono rimasta fedele a Dio. Non sempre sono riuscita a restare in piedi.

Ma Dio è sempre rimasto fedele a me. Mi ha sorretta nei momenti più bui, anche quando io facevo fatica a rimanere salda.

Il significato dell’arresa

A un certo punto ho compreso pienamente che Gesù era morto per ogni peccato. Il mio compito era quello di confessare a Lui i miei errori e continuare a cercare Dio nonostante il senso di colpa, le emozioni o le circostanze.

Ho capito che arrendersi a Dio è fondamentale.

È maturata in me la consapevolezza che arrendersi significa andare a Lui e lasciare ogni peso ai Suoi piedi. Significa rinunciare al controllo della mia vita, riconoscendo che è Lui a prendersi cura di me. Ed è proprio in questa resa e attraverso la Sua cura che posso vedere la Sua opera prendere forma nella mia vita.

Un invito per te

Perciò se anche tu oggi ti senti intrappolato o intrappolata, arrenditi ai piedi di Gesù e lascia a Lui il pieno controllo della tua vita.

Non sarà sempre semplice, ma porterà sicuramente molto più frutto di quanto potremmo mai ottenere con le nostre sole forze.

Erica Sanna