Fine vita

Capita che ci chiedono pareri su argomenti quali la riproduzione assistita (fecondazione in vitro o altre tecniche) sui problemi del fine vita (eutanasia, suicidio assistito, accanimento terapeutico), sul consenso informato, sull’aborto, trapianti, sperimentazioni e genetica ecc. ecc.

Stiamo parlando in altre parole di bioetica, ovvero di quella disciplina complessa perché è in realtà interdisciplinare e si occupa delle questioni morali, sociali, legali, religiose. La bioetica cerca di rispondere alla domanda: quali criteri occorre seguire per guidare la genetica, la medicina, il progresso scientifico, e infine le decisioni di ogni persona?

Cosa pensate voi? Cosa dice la vostra fede? a queste domande occorre rispondere con dovizia, e come spesso accade ci sono diverse prospettive. Come credenti evangelici riconosciamo che le risposte etiche possiamo trovarle nella Bibbia che pe noi è la Parola ispirata da Dio per guidarci nel cammino della vita.

Le domande sorgono spontanee anche in relazione alla cronaca, la quale ci riporta ogni giorno i vari casi della vita. Ultimamente un fatto ha toccato soprattutto la generazione degli “oversessanta” cioè la morte di Alice ed Ellen Kessler, due sorelle, icone dello spettacolo in TV degli anni sessanta, che hanno scelto di lasciare questo mondo insieme, attraverso il suicidio assistito praticabile nella loro nazione: la Germania.

Molti giornali hanno parlato di libertà, di autodeterminazione, di un ultimo gesto coerente con il loro stile di vita. Altri hanno sottolineato invece la solitudine, la fragilità, la paura della vecchiaia.

Ma quando una notizia così dolorosa arriva nelle nostre case, non tocca solo la mente ma anche il  cuore. E ci costringe a farci una domanda: quando la vita sembra perdere senso… dove possiamo trovare speranza?»

La stampa ci racconta una storia di libertà: due donne indipendenti fino all’ultimo, che hanno pianificato la loro fine come un atto di pieno controllo.

Il focus non dovrebbe essere solo sulla libertà, ma forse ancora di più sulla speranza!

Davvero quando una persona sceglie di morire sta esprimendo libertà? Oppure sta gridando da un luogo di solitudine, di paura, di mancanza di speranza?

Chi non ha speranza si sente un grosso pesso nel cuore.  Chi non ha speranza teme il futuro.

Chi non ha speranza pensa che l’unico modo per riprendere il controllo sia mettere fine alla propria vita. Allora ecco che il suicidio sembra essere più che un espressione di libertà un tentativo di legittima difesa, o forse un eccesso di legittima difesa.

Eppure l’apostolo Paolo ci dice: “Non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.”

(1 Tessalonicesi 4:13)

 Il problema, quindi, non è solo normativo, né medico, né filosofico, ma anche spirituale. È umano.

Quello che occorre è il bisogno di una speranza che non vacilla neanche quando il corpo cede e quando la mente ha paura.

La Bibbia ci rivela esattamente questa tensione interiore. In Romani 8:6 leggiamo: “Infatti ciò che brama la carne è morte, ma ciò che brama lo Spirito è vita e pace.”

C’è una parte di noi che, nella sofferenza e nella paura, tende verso la resa, verso la morte, verso l’idea che tutto sia finito. Ma lo Spirito Santo brama altro: brama la vita, brama la pace, brama una speranza che non si spegne. Per questo la scelta di morire non è mai solo ‘razionale’: è il grido di un cuore che non sente più la voce dello Spirito, quella voce che dice: “C’è ancora vita”

 Per molte persone, anche per le gemelle Kessler, la fragilità della vecchiaia può diventare un nemico interiore: il timore di non essere più ciò che si era, di non riconoscersi, di non essere più capaci di vivere come prima.

Ma Gesù ci insegna una verità sconvolgente: la dignità dell’uomo non dipende dalle sue capacità. Non dipende quindi dalla forza fisica, dalla salute, dal successo, dall’autonomia.

La dignità non si perde quando si perde qualcosa, la dignità nasce dall’essere amati da Dio.

Perfino quando non abbiamo più forze e il nostro fisico perde vigore.

Dio ci aiuti a riscoprire queste verità e realizzarle in ogni tempo!

Silvano Santoro e Franco Spina